



It began with a single jet. On April 24, 1915, water flowed for the first time from the fountain in Piazza Umberto I in Bari. That day, water arrived in Apulia. In a region without natural springs or reserves, water has always been brought in from elsewhere —from Irpinia, from Lucania —travelling for centuries through underground channels or elevated conduits, like those of the Triglio Aqueduct.
The founding of the Apulian Aqueduct in the 1930s marked a turning point. Not just an infrastructure, but a system designed to ensure an independent water supply from the Gargano to the Salento. This institution was given architectural form in a monumental building in the centre of Bari —a “cathedral of water” where every detail, from the marble floors to the Liberty and Art Nouveau interiors, is a tribute to water as a civic and symbolic presence.
I photographed its interior spaces, paying attention to the decorative language that celebrates fluidity and permanence. I also worked in the laboratories, where the quality of the water flowing from Apulia’s taps is monitored and analysed daily.
This project is part of Cronache D'acqua, commissioned by Gallerie d’Italia, Intesa Sanpaolo.
The initiative is developed in collaboration with Green & Blue, a publication by the GEDI Group, to build a long-term visual memory and transform these stories into a shared manifesto.
All’inizio fu uno zampillo. Il 24 aprile 1915, dalla fontana di piazza Umberto I a Bari uscì il primo getto d’acqua: quel giorno l’acqua arrivò in Puglia. In una terra priva di sorgenti e riserve naturali, l’acqua è sempre stata portata da altrove. Dall’Irpinia, dalla Lucania, lungo canali sotterranei o condotte aeree come quelle dell’Acquedotto del Triglio.
La nascita dell’Acquedotto Pugliese negli anni Trenta ha segnato una cesura storica. Non solo un’infrastruttura, ma un sistema pensato per garantire approvvigionamento idrico autonomo dal Gargano al Salento. A questa istituzione è stato dato corpo e forma: un palazzo monumentale al centro di Bari, una “cattedrale dell’acqua” che celebra, in ogni dettaglio architettonico, il fluire e la sua memoria.
Ho fotografato gli spazi interni di questo edificio: i pavimenti in marmo, le vetrate, le geometrie Liberty e Art Nouveau. In ogni ambiente si avverte la centralità simbolica dell’acqua, pensata come risorsa ma anche come ideologia pubblica. Ho lavorato anche nei laboratori interni, dove ogni giorno si analizza ciò che esce dai rubinetti della regione.
Questo intervento fa parte di Cronache d’acqua, un progetto fotografico promosso da Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo.
Il progetto è realizzato in collaborazione con Green & Blue, testata del Gruppo editoriale GEDI, con l’obiettivo di generare una memoria visiva a lungo termine e trasformare queste storie in un manifesto collettivo.




































It began with a single jet. On April 24, 1915, water flowed for the first time from the fountain in Piazza Umberto I in Bari. That day, water arrived in Apulia. In a region without natural springs or reserves, water has always been brought in from elsewhere — from Irpinia, from Lucania — travelling for centuries through underground channels or elevated conduits, like those of the Triglio Aqueduct.
The founding of the Apulian Aqueduct in the 1930s marked a turning point. Not just an infrastructure, but a system designed to ensure an independent water supply from the Gargano to the Salento. This institution was given architectural form in a monumental building in the centre of Bari, a “cathedral of water” where every detail, from the marble floors to the Liberty and Art Nouveau interiors, is a tribute to water as a civic and symbolic presence.
I photographed its interior spaces, paying attention to the decorative language that celebrates fluidity and permanence. I also worked in the laboratories, where the quality of the water flowing from Apulia’s taps is monitored and analysed daily.
This project is part of Cronache D'Acqua, a photographic commission by Gallerie d’Italia, Intesa Sanpaolo.
The initiative is developed in collaboration with Green & Blue, a publication by the GEDI Group, to build a long-term visual memory and transform these stories into a shared manifesto.





































All’inizio fu uno zampillo. Il 24 aprile 1915, dalla fontana di piazza Umberto I a Bari uscì il primo getto d’acqua: quel giorno l’acqua arrivò in Puglia. In una terra priva di sorgenti e riserve naturali, l’acqua è sempre stata portata da altrove. Dall’Irpinia, dalla Lucania, lungo canali sotterranei o condotte aeree come quelle dell’Acquedotto del Triglio.
La nascita dell’Acquedotto Pugliese negli anni Trenta ha segnato una cesura storica. Non solo un’infrastruttura, ma un sistema pensato per garantire approvvigionamento idrico autonomo dal Gargano al Salento. A questa istituzione è stato dato corpo e forma: un palazzo monumentale al centro di Bari, una “cattedrale dell’acqua” che celebra, in ogni dettaglio architettonico, il fluire e la sua memoria.
Ho fotografato gli spazi interni di questo edificio: i pavimenti in marmo, le vetrate, le geometrie Liberty e Art Nouveau. In ogni ambiente si avverte la centralità simbolica dell’acqua, pensata come risorsa ma anche come ideologia pubblica. Ho lavorato anche nei laboratori interni, dove ogni giorno si analizza ciò che esce dai rubinetti della regione.
Questo intervento fa parte di Cronache d’acqua, un progetto fotografico promosso da Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo.
Il progetto è realizzato in collaborazione con Green & Blue, testata del Gruppo editoriale GEDI, con l’obiettivo di generare una memoria visiva a lungo termine e trasformare queste storie in un manifesto collettivo.
